VICENZA, CITTABELLISSIMA

La bel­lis­si­ma Vicen­za, sit­u­a­ta nel cuore del Vene­to, è la cit­tà di Andrea Pal­la­dio dove il famoso architet­to prog­et­tò e real­iz­zò palazzi che cam­biarono il volto del cen­tro cit­tadi­no, e ville dis­sem­i­nate nelle cam­pagne del­la provin­cia costru­ite per la mag­nif­i­cen­za di impor­tan­ti famiglie. 
Gra­zie alla grandez­za di queste opere e all’influenza che la cit­tà ha eserci­ta­to sull’architettura di molte local­ità europee e del mon­do, Vicen­za e le ville pal­la­di­ane sono iscritte alla Lista del Pat­ri­mo­nio Mon­di­ale dell’Unesco.
In cit­tà si pos­sono ammi­rare la Basil­i­ca Pal­la­di­ana nel­la mag­nifi­ca Piaz­za dei Sig­nori, il Teatro Olimpi­co, sem­pre opera del grande architet­to e con­sid­er­a­to il più anti­co teatro in leg­no del mon­do, il Museo di Palaz­zo Chier­i­cati, con  un’importante quadreria, la Chiesa di San­ta Coro­na dove tra le altre mer­av­iglie è pos­si­bile ammi­rare lo stra­or­di­nario “Bat­tes­i­mo di Cristo” di Gio­van­ni Belli­ni.  Tra le ville appe­na fuori cit­tà, van­no men­zion­ate Vil­la Capra La Roton­da, forse la più famosa opera di Pal­la­dio e Vil­la Val­marana ai nani con gli affres­chi di Giambat­tista e Gian­domeni­ca Tiepo­lo.
Ma Vicen­za non è solo Pal­la­dio: offre una tradizione culi­nar­ia  ric­ca di prodot­ti e piat­ti da ass­apo­rare tra cui il più famoso è il bac­calà appun­to det­to alla vicenti­na; spet­ta­coli e  con­cer­ti nell’affascinante sce­nario del Teatro Olimpi­co o nel gia­rdi­no di qualche vil­la; la fiera dell’Oro; il gio­co degli scac­chi nel­la Piaz­za del­la vic­i­na cit­tà di Maros­ti­ca.
 
Con­tes­sa Car­oli­na Val­marana

THE OPERA OLIMPICA STAGE

TEATRO OLIMPICO

Il Teatro Olimpi­co è una delle mer­av­iglie artis­tiche di Vicen­za. Si tro­va all’interno del cosid­det­to Palaz­zo del Ter­ri­to­rio, che prospet­ta su piaz­za Mat­teot­ti, all’estremità ori­en­tale di cor­so Pal­la­dio, prin­ci­pale diret­trice del cen­tro stori­co.
Nel Rinasci­men­to un teatro non è un edi­fi­cio a se stante — come diven­terà di pras­si in segui­to — ma con­siste nell’allestimento tem­po­ra­neo di spazi all’aperto o di volu­mi preesisten­ti; nel caso di Vicen­za, cor­tili di palaz­zo o il salone del Palaz­zo del­la Ragione.

acidadebrancaNel 1580 il Pal­la­dio ha 72 anni quan­do riceve l’incarico dall’Accademia Olimpi­ca, il cons­es­so cul­tur­ale di cui egli stes­so fa parte, di approntare una sede teatrale sta­bile. Il prog­et­to si ispi­ra dichiarata­mente ai teatri romani descrit­ti da Vit­ru­vio: una cavea grad­i­na­ta ellit­ti­ca, cin­ta da un colon­na­to, con stat­ue sul fre­gio, fron­teggiante un pal­cosceni­co ret­tan­go­lare e un maestoso prosce­nio su due ordi­ni architet­toni­ci, aper­to da tre arcate e rit­ma­to da semi­colonne, all’interno delle quali si trovano edi­cole e nic­chie con stat­ue e riquadri con bas­so­rilievi.
La crit­i­ca definisce l’opera ‘manierista’ per l’intenso chiaroscuro, accen­tu­a­to tra l’altro da una serie di espe­di­en­ti otti­ci det­tati dal­la grande espe­rien­za dell’architetto: Il pro­gres­si­vo arretra­men­to delle fron­ti con l’altezza, com­pen­sato visi­va­mente dalle stat­ue sporgen­ti; il gio­co di agget­ti e nic­chie che aumen­tano l’illusione di pro­fon­dità. Il Pal­la­dio appronta il dis­eg­no pochi mesi pri­ma del­la sua morte e non lo vedrà real­iz­za­to; sarà il figlio Sil­la a curarne l’esecuzione con­seg­nan­do il teatro alla cit­tà nel 1583.

La pri­ma rap­p­re­sen­tazione, in occa­sione del Carnevale del 1585, è mem­o­ra­bile: la scelta ricade su una trage­dia gre­ca, l’Edipo Re di Sofo­cle, e la scenografia ripro­duce le sette vie di Tebe che si intrave­dono nelle cinque aper­ture del prosce­nio con un raf­fi­na­to gio­co prospet­ti­co. L’artefice di ques­ta pic­co­la mer­av­iglia nel­la mer­av­iglia è Vin­cen­zo Scamozzi, erede spir­i­tuale del Pal­la­dio. L’effetto è così ben rius­ci­to che queste sovras­trut­ture lignee diven­ter­an­no parte inte­grante sta­bile del teatro. Sem­pre allo Scamozzi viene affi­da­ta anche la real­iz­zazione degli ambi­en­ti acces­sori: l’Odeo, ovvero la sala dove ave­vano luo­go le riu­nioni dell’Accademia, e l’Antiodeo, dec­o­rati nel Sei­cen­to con riquadri monocro­mi del valente pit­tore vicenti­no Francesco Maf­fei.

interno olimpicoLa fama del nuo­vo teatro si sparge pri­ma a Venezia e poi in tut­ta Italia sus­ci­tan­do l’ammirazione di quan­ti vi vede­vano mate­ri­al­iz­za­to il sog­no uman­is­ti­co di far riv­i­vere l’arte clas­si­ca. Poi, nonos­tante un avvio così esaltante, l’attività dell’Olimpico venne inter­rot­ta dal­la cen­sura antiteatrale impos­ta dal­la Con­tror­i­for­ma e il teatro si riduce a sem­plice luo­go di rap­p­re­sen­tan­za: vi viene accolto papa Pio VI nel 1782, l’imperatore Francesco I d’Austria nel 1816 e il suo erede Fer­di­nan­do I nel 1838. Con la metà dell’Ottocento ripren­dono saltu­ar­i­a­mente le rap­p­re­sen­tazioni clas­siche, ma si dovrà atten­dere l’ultimo dopoguer­ra, scam­pa­to il peri­co­lo dei bom­bar­da­men­ti aerei, per tornare seri­amente a fare spet­ta­co­lo in un teatro che non ha uguali al mon­do.

 SOCIETÀ DEL QUARTETTO DI VICENZA

La Soci­età del Quar­tet­to di Vicen­za è un’associazione sen­za scopo di lucro che da oltre un sec­o­lo orga­niz­za e pro­muove sta­gioni di con­cer­ti, fes­ti­val musi­cali e sin­goli even­ti con­certis­ti­ci.

La sto­ria dell’associazione ha inizio nel 1910 quan­do lo scrit­tore Anto­nio Fogaz­zaro riunì attorno a sé un grup­po di appas­sion­ati di musi­ca per creare anche a Vicen­za un sodal­izio musi­cale sull’esempio di altre storiche asso­ci­azioni che fra gli ulti­mi anni dell’Ottocento e i pri­mi del Nove­cen­to era­no fior­ite nelle più impor­tan­ti cit­tà ital­iane.

Da allo­ra l’attività del­la Soci­età del Quar­tet­to si è svol­ta inin­ter­rot­ta­mente, ad eccezione di una pausa di qualche anno in con­comi­tan­za con il sec­on­do con­flit­to mon­di­ale.

Nata come una sor­ta di cir­co­lo pri­va­to del quale face­vano parte i nota­bili del­la cit­tà – borgh­e­sia medio-alta e aris­tocrazia – l’attività dell’associazione si è via via aper­ta a sem­pre più ampie fasce di pub­bli­co, soprat­tut­to a par­tire dagli anni Set­tan­ta del sec­o­lo scor­so.

Oggi i con­cer­ti pro­mossi dal­la Soci­età del Quar­tet­to (una ses­san­ti­na l’anno) sono segui­ti da un pub­bli­co di 20 mila spet­ta­tori assai etero­ge­neo per età, for­mazione cul­tur­ale ed estrazione sociale, gra­zie anche ad una atten­ta polit­i­ca dei prezzi e ad una scrupolosa scelta delle pro­poste musi­cali che, a sec­on­da del con­testo, spaziano dal reper­to­rio “clas­si­co” al jazz, alla musi­ca tradizionale e popo­lare.

© 2018  Vicenza Opera Festival

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